GUBBIO: LA CITTA' DEI CERI
Altitudine s.l.m.: 529
m. Altitudine massima: 1020 m.
Abitanti: (Eugubini) 31000 ca.
Gubbio, antica città le cui
origine risalgono all'acme della civiltà umbra come
testimoniano le " Tavole eugubine" ed importante
centro di vita romana, come attesta il Teatro romano(
ospita spettacoli classici), architettonicamente
rappresenta il capolavoro della civiltà medievale.
La città, che conserva inalterata la sua antica
struttura medievale, è uno dei centri più importanti
dell'Umbria ed è meta di un turismo di qualità ed
in continua espansione. La pregevole offerta turistica
di Gubbio è ulteriormente qualificata dalla presenza
di produzioni artigiane - specie nel settore della
ceramica e del ferro battuto - che danno a Gubbio
un motivo particolare ed aggiuntivo di visita e
soggiorno.
Storia della città
Gubbio è posta a m. 522 s.l.m. ai piedi di
tre monti: Foce, Ingino e D'Ansciano. Arroccata
alle falde dell'Ingino, protetta da solide mura
medioevali che la circondano per tre chilometri
circa, racchiude palazzi pubblici e privati, chiese
e conventi, case e botteghe artigianali. Si sviluppò
nell'età delle libertà comunali, nella quale raggiunse
il massimo splendore.
Gubbio nella preistoria
Sulle pendici del monte Foce resti di mura ciclopiche
ricordano i primi insediamenti preistorici, confermati
dal ritrovamento di ceramiche cotte davanti al fuoco,
di asce ed armi di pietra. Segni preistorici sulle
rocce, scolpiti con vari utensili, dimostrano la
presenza dell'uomo, favorita dall'abbondanza delle
acque, dalla vegetazione rigogliosa, dalla numerosa
fauna e dalle ospitali caverne nei fianchi del monte,
prodotte da movimenti tellurici.
Gubbio e il periodo umbro
L'antica civiltà umbra è documentata da una preziosa
fonte d'informazione: le Tavole di bronzo, scoperte
nel 1444, scritte parte in alfabeto umbro con
elementi di lingua etrusca (III e II sec. a.C.)
e parte in alfabeto latino (I sec. a.C.). Custodite
nel palazzo dei Consoli, le Tavole descrivono cerimonie
religiose che si svolgevano nella città. IKUVIUM,
la città stato, era protetta da mura e munita di
tre porte: Trebulana, Tessenaca e Veia. Altre testimonianze
della civiltà dell'antica Ikuvium sono offerte da
tre serie di monete, da un bassorilievo del II-I
sec. a.C., custodite nel palazzo dei Consoli e da
un letto funebre con base di ferro e intelaiatura
di legno, coperto da bronzo decorato con figura
di donna e di cavallo.
Gubbio romana
A Gubbio, neutrale nella lotta tra Roma da una parte
e Sanniti, Etruschi, Galli ed Umbri dall'altra nella
battaglia del Sentino (295 a.C.), fu una delle prime
città alleate di Roma e nel 82 a.C. diveniva municipio
romano. Un interesse particolare suscitano ancora
il Mausoleo (o forse un Tempio?), edificio circolare
alto m. 9 ed il Teatro, costruito non prima del
55 e non dopo il 27 a.C. e restaurato non più tardi
del 14 d.C. dal governatore romano Gneo Satrio di
Rufo.
Gubbio e le invasioni
barbariche
Dopo la caduta dell'impero romano, le invasioni
barbariche recavano conseguenze disastrose sulla
vita economica e sociale del territorio eugubino.
Non sappiamo se Totila, re degli Ostrogoti, sconfitto
da Narsete nella battaglia di Tagina, distrusse
veramente Gubbio; mentre appare certo però che Narsete
diede il maggior aiuto per la sua ricostruzione.
Durante l'invasione dei Longobardi, Gubbio restava
assoggettata agli esarchi greci di Ravenna e veniva
così a trovarsi in territorio bizantino. Di questo
periodo rimane un sarcofago, conservato nel museo
del palazzo dei Consoli. Nel 772 Gubbio fu occupata
da Desiderio, re dei Longobardi e nel 917 fu rasa
al suolo dalla furia devastatrice degli Ungari.
Gubbio e il medioevo
Terminato il periodo oscuro delle invasioni barbariche,
EUGUBIO, nella prima metà del sec. XII, diveniva
gradualmente una città stato. Non nasceva dall'urto
ma dalla progressiva modificazione del mondo feudale.
La spinta verso autonomi ordinamenti cittadini non
veniva da un gruppo mercantile ma al contrario da
"boni homines", legati anche alla Chiesa e al Vescovo.
Eugubio, città di limitate dimensioni, era ancora
divisa in vici. Verso la seconda metà del sec. XII
la città fu ampliata verso il monte. In alto, nel
punto più difeso, sorsero gli edifici pubblici,
sedi e simboli delle istituzioni su cui la città
si reggeva: la Cattedrale ed il palazzo del Comune.
Appaiono le prime cariche comunali: il console,
il difensore della città, il podestà ed il capitano
del popolo. Furono gli anni eroici del vescovo Ubaldo
Baldassini, il futuro sant'Ubaldo (1085-1160).
Patrono della Città è, tra tutti i santi, il
più amato e venerato dagli Eugubini. Ogni anno,
in suo onore, da otto secoli ininterrottamente si
svolge, il 15 maggio, vigilia della festa, la tradizionale
Corsa dei Ceri, manifestazione folcloristica
popolare, in cui ancor oggi è evidente l'apporto
dato da alcune delle Corporazioni delle arti medioevali.
I Ceri di Gubbio sono divenuti simbolo della Regione
dell'Umbria. Furono gli anni della preziosa presenza
dei Monaci benedettini.
Nella seconda metà del Duecento l'aumentata autorità
vescovile fece sentire la sua influenza in campo
urbanistico: sorgevano le tre chiese degli Ordini
mendicanti ai margini dell'abitato. Ne derivava
un impianto urbanistico a croce, in cui l'asse longitudinale
era determinato dalla chiesa di san Francesco (sec.
XIII) e dalla Cattedrale (sec. XIII) e quello trasversale
da san Martino (sec. XI-XIII) e sant'Agostino (sec.
XIII); il centro veniva occupato da san Giovanni
(sec. XIII).
L'impianto a croce favoriva la divisione della città
in quartieri: sant'Andrea (vici s. Andree e Curie),
san Giuliano (vicus Platee), san Pietro (Colonia,
vici Thiani e Grizonie) san Martino (vicus Ultra
aquam).
Altri due interventi completavano l'innovazione
urbanistica: l'ampliamento della cinta muraria verso
il piano e la costruzione dell'acquedotto.
Nel 1321 veniva decretata la costruzione del palazzo
del Popolo, del Podestà e della piazza pensile:
uno dei due palazzi doveva toccare i quartieri di
san Giuliano e san Martino e l'altro quelli di sant'Andrea
e di san Pietro. La situazione economica favoriva
una più democratica struttura politica, che si concretizzava
nello statuto del 1338.
Un lungo periodo di depressione economica, la brusca
caduta numerica della popolazione, lo sfaldamento
dei sistemi agrari, il ripetersi delle carestie,
la grande peste, la crisi monetaria, quella religiosa
e le continue guerre sconvolsero la struttura socio-economica
dei liberi Comuni e distrussero l'equilibrio sociale,
la vita familiare ed il microcosmo individuale.
L'avvento delle milizie mercenarie ed il fenomeno
dei fuoriusciti, purtroppo ben organizzati e rappresentati
da persone, non tanto desiderose di libertà ma di
potere e di ricchezza, seminarono poi distruzioni,
scissioni e miseria. A Gubbio, dopo il colpo di
mano di Giovanni Gabrielli, che nel 1350 si impadroniva
della città e poco dopo la cedeva al Card. Albornoz,
assumeva il compito di pacificare le classi e di
attuare un regime di ordine interno, attraverso
un oculato riordinamento finanziario, il vescovo
Gabriele di Necciolo Gabrielli. La sua opera non
fu apprezzata né fu compreso il suo smisurato amore
per la città e Gubbio perdette la sua libertà.
Gubbio nella società
signorile
Durante i 248 anni della signoria d'Urbino la struttura
urbanistica di Gubbio si arricchiva del palazzo
Ducale (1471-74), della loggia dei Tiratori (1603)
e della chiesa di santa Maria della Piaggiola (1625).
Le Corporazioni delle arti e mestieri, ridotte a
produrre beni di consumo soltanto per uso cittadino,
a causa di una politica volta a sacrificare l'economia
eugubina a favore della Corte urbinate, se non riuscirono
a produrre opere di eccezionale livello artistico,
conservarono quelle intuizioni e potenzialità espressive
ed abilità tecniche tramandate dalla grande arte
medioevale, che vediamo risorgere nei secoli successivi.
Gubbio e l'antico regime
Notevole, infatti, fu lo sviluppo architettonico
della città durante il dominio dello Stato della
Chiesa. Lo testimoniano i principali palazzi delle
famiglie patrizie, l'Ospedale maggiore, il palazzo
delle Orfanelle, il palazzo vescovile, il Seminario,
il restauro dell'acquedotto principale, della chiesa
della Madonna del Prato, della chiesa di san Benedetto,
il Teatro comunale e le tante opere di artigianato
locale, visibili ancora, soprattutto nelle chiese,
come il Crocefisso della chiesa di santa Croce,
che percorre le strade della città, ogni anno, nel
giorno del Venerdì Santo, nella ormai tradizionale
processione del Cristo Morto.
Gubbio oggi
La ricchezza dei monumenti ben incastonati nella
cinta muraria trecentesca hanno reso Gubbio stessa
un monumento di elevato valore, perché i valori
culturali di quell'aureo periodo erano fortemente
caratterizzati. La città, infatti, storicizza i
valori della comunità, ma è l'artigianato che determina
la loro forma, accrescendo la ricchezza della città.
Cultura ed artigianato sono, quindi, inscindibili.
Oggi Gubbio è la città dove la vita ha ancora una
dimensione umana, una bellezza che assume il carattere
della dolcezza riposante. I mestieri tradizionali
vi costituiscono un patrimonio assai ricco. Negli
anni '50 la produzione artigianale subiva un modesto
calo, limitandosi a lavorare oggetti d'uso. Con
il boom economico degli anni '60 e con l'avvento
del turismo di massa, la maggiore produttività ha
spronato l'artigianato locale a conquistare il mercato
italiano e timidamente quello estero, incrementando
una notevole ripresa attraverso un tessuto di piccole
imprese, che affonda le radici nella più genuina
tradizione delle antiche Corporazioni delle arti
e mestieri.