DUOMO

L.Signorelli -Duomo - La predicazione dell'Anticristo
Secondo la tradizione
il Duomo fu costruito come luogo adeguato per conservare
la reliquia del corporale, il lino sacro su cui
rimase impresso il sangue stillato quando un sacerdote
boemo, incredulo riguardo alla Transustaziazione,
spezzò l'ostia durante la messa (Miracolo di Bolsena
- 1264).
I lavori iniziarono sotto il pontificato di Nicola
IV nel 1290 e la prima messa vi fu celebrata
il 15 agosto 1297 da Bonifacio VII. Il primo costruttore
di cui si hanno notizie è il benedettino Fra Bevignate.
Nel 1305, l'architetto Lorenzo Maitani rafforzò
con quattro archi rampanti i lati della crociera
e con due l'abside, in seguito assumendo la direzione
dei lavori, ideò e modificò la facciata a tre cuspidi
e proseguì la costruzione del tetto, la costruzione
fu terminata dopo la sua morte avvenuta nel 1330.
La navata centrale
culmina
con uno stupendo finestrone gotico, alto 16.30 metri
e largo 4.55 metri, iniziato da Giovanni Bonino
di Assisi (1325), poi terminato da Nicola di Nuti
nel 1334, la cui vetrata si compone di quarantotto
riquadri riproducenti le storie della Vergine e
di Gesù, figure di Santi, dei Dottori e degli Evangelisti.
Le pareti dell'abside presentano affreschi di
scuola orvietana eseguiti da Ugolino del Prete
Ilario e Pietro di Puccio fra il 1370 ed il 1380.
Furono restaurati nel 1491 da Giacomo di Bologna
e poi dal Pinturicchio e Antonio da Viterbo detto
Pastura. Tali affreschi, in parte perduti, rappresentano
nella volta la "Gloria di Maria" e nelle pareti
la "vita di Maria".
L'abside è
divisa dal transetto da una grandiosa gradinata
in travertino sormontata da una balaustra in marmo
rosso scuro, opera di Ippolito Scalza al
quale si deve pure la Pietà, gruppo di quattro figure
altamente espressive, scolpite in un unico blocco
marmoreo. I tre portali sulla facciata sono
di grande effetto. Quelli laterali terminano ad
ogiva, mentre quello centrale a tutto tondo; la
strombatura ha una stupenda decorazione che vede
alternarsi una serie di colonnine con fascioni decorativi.
Nel 1970 furono sostituite le antiche porte
lignee con quelle bronzee realizzate da Emilio
Greco.
Le cappelle all' interno della maestosa cattedrale:
la Cappella del SS. Corporale e la Cappella di San
Brizio.
Cappella del SS.Corporale: Costruita
per custodire la reliquia del miracolo di Bolsena
intorno al 1350 nel periodo in cui era capomastro
Andrea Pisano. La Cappella del SS. Corporale si
apre nel fondo della crociera, sul lato nord della
chiesa ricavata anch'essa, come la cappella del
Signorelli, nello spazio fra gli archi di rinforzo
del Maitani. La cappella è quasi interamente affrescata
con i fatti del Miracolo di Bolsena e del Sacramento
dell' Eucarestia e lo stile che vi domina risulta
sicuramente influenzato dalla scuola senese. La
decorazione delle pareti e delle volte fu eseguita
da pittori quali: Ugolino di Prete Ilario, Domenico
di Meo, frate Giovanni di Buccio Leonardelli ed
altri fra il 1357 e il 1363. All'interno della Cappella
è conservato il Reliquiario dove si conservava
il SS.Corporale, stupendo monumento di oreficeria
medioevale. Fu eseguito fra il 1337-1338 da Ugolino
di Vieri su commissione del vescovo Beltramo Monaldeschi;
è d'argento, smaltato e bulinato, ha la forma della
facciata del Duomo.
Cappella di San Brizio : Costruita tra il
1408 e il 1444 su delibera dei Soprastanti dell'Opera
del Duomo. La cappella si apre sul braccio destro
del transetto, al posto della vecchia sagrestia,
in corrispondenza di quella del S.S. Corporale,
costruita per custodire la reliquia del miracolo
di Bolsena intorno al 1350 nel periodo in cui era
capomastro Andrea Pisano. La decorazione pittorica
della cappella di San Brizio, inizialmente affidata
al Beato Angelico copre un arco di tempo
compreso tra il 1447 e il 1503/4; quest'artista
eseguì i disegni di quattro spicchi della
volte e, insieme agli aiuti (Benozzo Gozzoli
e Pietro di Nicola Baroni) ne dipinse solamente
due decorando anche i costoloni con motivi floreali
e vegetali e le fasce
laterali
con ritratti all'interno di medaglioni. I lavori
subirono un'interruzione di circa 50 anni, poiché
l'Angelico fu richiamato in Vaticano. Dopo lunghe
trattative con vari artisti, tra cui il Perugino,
nella primavera 1499 i Soprastanti stipularono un
contratto con Luca Signorelli. Portata a
compimento la parte già iniziata dall'Angelico ed
eseguite le vele dell'altra campata, il pittore
cortonese ottenne l'incarico di dipingere anche
le pareti. Il ciclo parietale comprende: I fatti
dell'Anticristo, Il Finimondo, La
Resurrezione della carne; L'Inferno,
L'Antinferno, La Chiamata degli Eletti,
Il Paradiso. Eseguiti tra il 1500 e il 1502,
i sette affreschi dei lunettoni rappresentano il
traguardo più alto dell'arte del L'intero ciclo
pittorico illustra un tema ricorrente nell'arte
medievale trecentesca: quello del Giudizio Universale,
stabilito da alcuni teologi orvietani in collaborazione
con l'Angelico e ripreso dal Signorelli che lo sviluppa
in una serie di scene indipendenti eppure unitarie
con l'aggiunta di elementi insoliti (Fatti dell'Anticristo,
Finimondo).
Vedi:
Approfondimenti
di alcune scene del Signorelli
