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I
Musei di Todi |
Enogastronomia |
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Todi città ideale?
Il prof. Levine, dell'Universtià del kentucky, anni or
sono decretò, in base ad un serie di parametri quantitativi
e qualitativi che TODI rappresentava la "Città Ideale",
il luogo dove natura e uomo, storia e tradizione costituivano
un punto di eccellenza Mondiale. Todi divenne, d'improvviso,
la città più "vivibile" del mondo.
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TODI: La città di Jacopone
Si dice che anticamente fu costruita su due colli,
corrispondenti ai luoghi occupati attualmente dal
Tempio di San Fortunato e della Cattedrale, originariamente
separati da una profonda vallata i cui sbocchi,
orientale e occidentale, furono chiusi dai Romani
con muraglie di travertino.
Todi si è sviluppata in tre epoche successive,
ciascuna delle quali testimoniata da un cerchio
di mura: il preromano, il romano e
il medioevale. Il primo, che affiora ancora
in alcuni punti della città, fu costruito con blocchi
di travertino di grandi dimensioni, sovrapposti
in file ordinate, e senza malta cementizia. L'ultimo,
datato nelle cronache al 1244, in gran parte intatto
con i suoi torrioni e le tre Porte (Romana, Amerina,
Perugina) che ne delimitavano i tre borghi medioevali,
si sviluppa per una lunghezza di quattro km.
La città inserita nel terzo cerchio di mura, ha
una sup. di 23 ha, e dalla metà del '200. È divisa
in sei rioni: Nidola, Colle, Valle, Santa
Prassede, San Silvestro, Santa Maria in Camuccia.
Tutto il comune ha natura collinare, è bagnato da
numerosi corsi d'acqua a carattere perenne o torrentizio.
Tra essi ricordiamo il Tevere, che lo percorre
da nord a sud fino alle gole del Forello, verso
il Lago di Corbara, Baschi ed Orvieto, il Naia,
e l'Arnata.
Molte testimonianze archeologiche collocano l'origine
di Tutere (o Tutede) tra il V ed il III sec.
a. C., è certo tuttavia un precedente insediamento
di una comunità di stirpe umbra. Nell'89 a. C. ottenne
la cittadinanza romana. Subì tra il V ed
il VI sec. i danni delle guerre greco-gotiche, seguite
dalle invasioni longobarde, finché, tra il
759 ed il 760, re Desiderio e Papa Paolo I non stabilirono
i confini orientali tra il ducato di Spoleto e la
contea todina, inclusa nel Ducato di Roma. Dopo
il 1000, Todi ebbe il regime feudale e signorile,
fu governata dai consoli fino al 1201, poi dal podestà
e, dal 1255, anche dal Capitano dal popolo. In epoca
rinascimentale riuscì a sollevarsi dalle conseguenze
della peste del 1527/1528, che aveva decimato più
della metà della popolazione. Con la riforma di
Martino V entrò a far parte dello Stato della
Chiesa, mantenne questo status fino al riassetto
territoriale napoleonico, in seguito al quale divenne
sede di un vastissimo circondario, che comprendeva
anche Amelia ed Orvieto fino ad Acquapendente. Molti
dei luoghi che ne facevano parte ottennero l'autonomia
da Todi, che vide ancor più limitato il suo territorio
dopo l'Unità d'Italia.
La vastità del patrimonio artistico di questa città
trova conferma in recenti studi, secondo i quali
l'intera diocesi alla fine del XVIII
sec. contava 548 chiese.
La Piazza Grande, o Maggiore, è il fulcro
del centro storico. Su questa si affacciano i Palazzi
del Popolo, del Podestà o della Giustizia,
dei Priori e la Cattedrale, raro esempio
dei poteri civile e religioso situati uno di fronte
all' altro.
Il Palazzo del Popolo, già testimoniato nel
1218, realizzato in forme lombarde e restaurato
alla fine del secolo scorso, è unito ad un'ampia
scalinata a quello del podestà, del 1291, porticato
al piano terra e con eleganti trifore gotiche. Al
primo piano del Palazzo del Popolo è il Museo
lapidario, con oggetti di età romana e moderna.
Chiude la piazza il Palazzo dei Priori, della
prima metà del '300, costruito anch'esso in forme
gotico-lombarde, più volte trasformato. In alto,
sulla facciata, l'aquila tuderte in bronzo (1339)
e, sull'angolo, la torre trapezoidale.
Il lato opposto è occupato dalla Cattedrale,
eretta in onore di Santa Maria Assunta nel XI- XVI
sec. Preceduta da una scalinata del '700, la facciata,
su cui si aprono tre rosoni, è ripartita in riquadrature.
L'interno, a croce latina a tre navate, più una
quarta minore ( XIV) sec. ), conserva numerose opere,
fra cui il dipinto della Madonna di Pian di Porto
( XII sec. ), un crocefisso su tavola di maestro
umbro ( fine XII sec.), il coro ligneo, intagliato
e intarsiato, di Sebastiano Bencivegna ( 1521/1530)
e, sulla contraffacciate, un Giudizio Universale
di Ferraù da Faenza della fine del XVI secolo.
Di fianco al Duomo si trova il Palazzo Vescovile
del 1593, con portale del Vignola, al cui interno
vi sono affreschi di Andrea Polinori e Ferraù Fenzoni.
Poco lontano dalla piazza sorge la Chiesa di
San Fortunato, patrono della città, santo
protettore e vescovo venuto da Poitiers, pastore
dal 528 al 541. San Gregorio Magno nei Dialoghi
narra della sua vita e del miracolo che egli
operò sulla piazza grande al tempo del passaggio
delle truppe Gote. Un loro generale aveva preso
in ostaggio, secondo il costume del tempo, numerosi
giovani e giovinette e con loro al seguito si dirigeva
verso la porta ravennate quando cadde da cavallo
rompendo la gamba. Fortunato lo risanò ottenendone
in cambio la liberazione dei prigionieri. Da quel
momento il popolo lo assunse come protettore della
città. Iniziato nel 1292, l'edificio fu completato
nella seconda metà del '400, epoca a cui appartiene
la facciata incompleta, dal ricco portale tardogotico.
L'interno di impianto nordico "a sala", è a navata
unica divisa da pilastri con volte a ogiva. Nella
quarta cappella a destra, si trova un affresco della
Madonna col Bambino e Angeli di Mascolino da Panicale,
dietro l'altare Maggiore, un coro ligneo di Antonio
Maffei ( 1590) e, nella cripta, la tomba di Jacopone
( 1230/1306).
Ai piedi del colle sorge la Chiesa di Santa Maria
della Consolazione, iniziata nel 1508 e terminata
un secolo dopo. E' delle più belle chiese del
Rinascimento in Umbria. E' a pianta greca, cioè
formata su quattro lati tutti di grandezza e lunghezza
uguali. Todi, come tutte le città di antica tradizione,
è piena di leggende e la stessa chiesa si dice fosse
sorta per volontà del popolo, quando si sparse per
le strade, la voce di un miracolo operato da un'immagine
miracolosa che si trovava nelle piagge di San Giorgio,
presso le porte di Santa Margherita e di San Giorgio.
La leggenda narra che, una mattina del maggio 1508
un operaio era intento, su ordine dell'autorità
cittadina, a liberare e ripulire l'affresco dipinto
in un muro antiquo dai rovi e dagli sterpi che l'avevano
coperto, con il fazzoletto che teneva in tasca puliva
il volto della Madonna e di Gesù. Per asciugarsi
la faccia dal sudore e un occhio semicieco dalle
lacrime procurate dalla malattia, passò lo stesso
fazzoletto sul suo volto. All'istante l'occhio fu
guarito. Da quel momento numerosi furono i miracoli
che toccarono il popolo di Todi e poi su tutti quelli
che accorrevano, copiosi come una benedizione. Il
disegno è attribuito a Donato Bramante (
1444/1514) , anche se alcuni critici vogliono attribuirlo
a Cola di Caprarola ed altri ad Antonio da Sangallo
il Giovane. Ci vollero 100 anni per il compimento
dell'opera che venne inaugurata nel 1607; ma i motivi
di rifinitura ornamentali esterni ed interni durarono
molti anni ancora. L'immensa cupola centrale e i
quattro semicupoloni vennero coperti intorno alla
metà del secolo XVI. Nel 1613 sul lato nord venne
appoggiata una sacrestia che venne abbattuta a furor
di popolo nel 1862, dopo l'Unità d'Italia, perché
ritenuta troppo brutta rispetto alla solennità e
alla purezza delle linee della chiesa, che si inserisce
miracolosamente nel declivio della collina senza
alternare le linee.
Tra le chiese più significative si possono ammirare:
La Chiesa di Santa Maria, ricostruita nel '200,
a due ambienti sovrapposti, con resti di affreschi
del '300 e '400, e una rarissima "Madonna col Bambino",
opera lignea frammentaria( XII sec.).
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